IntervistaProducer9 ott 2026

Biggie Paul

Dodici anni dopo il primo capitolo, il producer è tornato con Sopra il beat sta in alto 2. Abbiamo parlato del ritorno, dei featuring, di Nazionale con Inoki e di cosa consiglia a chi inizia oggi.

L'intervista completa · 14 min

Il 10 luglio 2026 Biggie Paul ha pubblicato Sopra il beat sta in alto 2: quindici tracce, ognuna con un ospite, tra veterani e nomi nuovi della scena. Arriva dodici anni dopo il primo volume, e dopo un periodo in cui aveva pensato di allontanarsi dalla musica. Ci siamo collegati con lui in videochiamata. Qui sotto trovi le sue risposte per intero, e per ognuna il pezzo di video corrispondente.

RapTrend

Ciao Paolo, benvenuto e grazie per la disponibilità! Con Sopra il beat sta in alto 2 sei tornato con un capitolo storico a 12 anni dal primo, dopo un periodo in cui avevi anche pensato di allontanarti dalla scena. Qual è stata la scintilla che ha riacceso il fuoco e ti ha spinto a tornare a produrre con questa fame?

Biggie Paul

Avevo dei pezzi che volevo far uscire per chiudere tutti questi capitoli, per archiviare un po' questa fase artistica. Poi le persone che ho vicino mi hanno convinto a non buttare fuori due pezzi così, e ho iniziato ad aggiungere un pezzettino di qua, un pezzettino di là, riprendendo in mano quella che era la mia idea iniziale di progetto.

Non c'è un vero e proprio concept. Piano piano ho iniziato a vedere artisti nuovi, giovani, che rispecchiano il mio gusto, e avevo piacere a tirare in mezzo dei ragazzi nuovi più un po' di veterani. A un certo punto mi sono reso conto che c'erano 15 tracce e ho detto: conviene farle uscire. Per come ce l'avevo in mente io sarebbero state 30. Ci sarebbe stata tutta una seconda parte che, per questioni di tempo di tutti, non si è riuscita a mettere in piedi, ma che mi piacerebbe fare per una deluxe o direttamente per un eventuale volume 3.

La voglia è tornata facendo. Organizzo i primi pezzi, poi facciamo il pezzo con Danti, poi viene Inoki e facciamo Nazionale, poi inizio a mettere in piedi un po' di beat. Sono state queste le cose che mi hanno fatto dire: dai, magari facciamo un bel mixtape. E all'ultimo: tanto vale continuare la tradizione di Sopra il beat sta in alto. Non è un nome facile, non è un nome da marketing, ma è il seguito di una cosa che qualcuno già conosce. È una saga che a questo punto mi sono sentito di portare avanti.

Volevo solo fare dei pezzi belli che mi rappresentassero, anche attraverso le parole degli artisti, e fare i beat che avevo voglia di fare. Cose in stile mio, un po' più attuali, ma senza inseguire suoni di moda che non mi interessano. Non avrei mai voluto fare un disco solo drill, rage o afrobeat per inseguire i trend del momento. Io vengo fuori dalla scuola classica del rap grezzo.

E vedo che i ragazzi di vent'anni stanno riprendendo in mano il boom bap, le cose bounce dei primi Duemila alla 50 Cent: ormai tutti fanno i ritornelli come 50 Cent. Le cose che piacciono a me sono rientrate nella cultura, nel suono e nell'ascolto degli altri artisti, quindi forse oggi è più facile fare musica con il mio gusto rispetto a qualche anno fa. La drill, la Jersey drill, il garage (c'è anche un episodio nel disco): un sacco di questi mood mi piacciono, ma non mi rappresentano.

Del disco sono assolutamente soddisfatto, perché man mano che prendeva forma sentivo che mi rappresentava sempre di più. Spero che piaccia, che chi lo ascolta si diverta e di fare bene.

La voglia è tornata facendo.
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RapTrend

Una cosa che salta subito all'occhio nel tuo album è la scelta dei featuring: hai messo insieme nomi e incastri unici, staccandoti da quello che si vede spesso oggi, dove nei dischi girano quasi sempre i soliti 4 o 5 nomi. Come hai curato questa selezione e cosa pensi di questa tendenza ad avere sempre le stesse collaborazioni negli album?

Biggie Paul

Avere sempre le stesse collaborazioni negli album è un po' noioso, però non è colpa di chi lo fa: se gli artisti più importanti sono quelli, è chiaro che poi tutti li vogliono nei loro progetti. Non è che io non li abbia voluti. Semplicemente tanti non li conosco, non c'è rapporto, non ho modo di coinvolgerli.

Io ho lavorato innanzitutto con persone che in qualche modo conosco e che mi piacciono. E volevo fare qualcosa di un po' diverso, soprattutto tirando in mezzo gente nuova. Anzi, a me sarebbe proprio piaciuto fare un doppio disco, veterani e giovani, ma come ti anticipavo non si è riusciti. Quindi ho trovato una via di mezzo, con sia gli artisti nuovi che mi piacevano sia i veterani.

Ho avuto anche la fortuna di avere, su quasi tutto il disco, la traccia singola e non dei featuring in combo. Secondo me così sono riusciti a esprimersi meglio. Mettere insieme due artisti è più complicato: devi trovare l'incastro, vedere se si piacciono, se va bene. Con la traccia tutta loro hanno detto quello che volevano dire, si sono sfogati, avevano voglia di spaccare e di fare bella figura. Sono contento che sia andata così. Poi, se un domani ci saranno anche i soliti featuring, non li disdegno assolutamente.

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RapTrend

Guardando indietro alla tua carriera da producer, c'è un progetto o un album specifico che consideri la tua vera svolta, quello in cui hai detto «ok, qui ho definito il mio marchio di fabbrica»?

Biggie Paul

Io ho sempre avuto quello stampo, che poi nel tempo si è affinato con la tecnica. Ma se devo dirti un progetto, ti direi questo, perché è un progetto mio. Non è un disco di altri artisti, dove devi seguire la loro direzione artistica: qui sono stato assolutamente libero di fare quello che credevo, in una maniera che mi piace e che suona bene. Anzi, mi sembra quasi che questa sia la versione bella delle cose che volevo fare anche prima.

Negli anni si sono fatte tante cose, più o meno apprezzate, e magari sono legato ai vecchi dischi. Il confronto lo faccio: all'uscita di quello nuovo sono andato anche a risentire le cose vecchie per capire qual era il livello. Nonostante sia legato a certi progetti per motivi affettivi, mi rendo conto che le cose di adesso sono sicuramente superiori.

Poi bisogna vedere cosa dice il pubblico. Io penso sempre che decide il pubblico: posso aver fatto i migliori tecnicismi, ma se l'anima migliore sta nel pezzo registrato in cantina e mixato male, allora ha ragione quello. Quindi sicuramente ti dico questo progetto qua. Al cento per cento.

Io penso sempre che decide il pubblico.
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RapTrend

Nel pezzo Nazionale con Inoki si affronta un tema molto forte e attuale: l'identità, l'unione tra Nord e Sud e la critica alla propaganda. Com'è nato questo brano insieme a un veterano come Fabiano e che messaggio volevate far passare in un momento in cui spesso la musica si limita all'intrattenimento leggero?

Biggie Paul

Già coinvolgendo Inoki il discorso leggero si leva da solo, perché Inoki è un MC che ha sempre detto quello che voleva dire. Avevamo in mano questa produzione che secondo me per lui era perfetta. Quando è arrivato qua gli abbiamo fatto trovare una guida che avevo messo giù con Danti, che ovviamente è un maestro dei ritornelli.

Lui, senza dire niente, ha detto: no, ma fai solo «Nazionale», basta. E abbiamo messo giù solo «Nazionale», perché Inoki è nazionale popolare, è di tutti. Ha sentito solo questo gancio e ha detto: perfetto, adesso so cosa dire. Gli è bastato il gancio e ha scritto tutto di getto, la strofa e il ritornello. Noi gli abbiamo dato giusto il gancio: tutto quello che c'è in mezzo è frutto suo.

Avevo voglia di sentire un pezzo così da parte di Inoki. Non che non li faccia, ma un argomento del genere è interessante da portare, anche per come è stato affrontato. Ribadire che per noi, gente che si approccia a questo mondo, bisogna togliere il più possibile le etichette (razza, sesso, uomo, donna) e cercare di essere uniti attraverso la musica, senza farci fare il lavaggio del cervello da situazioni più complicate e meno limpide. Noi vogliamo solo fare musica, stare bene, spaccare, vivere in tranquillità.

Sono contento del messaggio. Non che dobbiamo influenzare le persone, ma spero che possa aprire uno spiraglio di riflessione su cose che stanno succedendo e che sono abbastanza controverse. Mi sembra che le persone siano confuse, che stiano mettendo in dubbio valori che per me dovevano essere già assodati da tempo: il rispetto di tutte le razze, delle donne, delle opinioni degli altri, il non prevaricare sulle altre persone.

Al di là dello slogan, come pezzo rap rappresenta i pezzi con cui sono cresciuto. È uno dei pochi episodi più old school del disco, in stile «Non mi avrete mai», che sono le robe che ho sempre amato di Fabiano. L'ho voluto subito in testa al disco perché, quando parte, arriva come uno schiaffo, d'impatto. Piaccia o non piaccia, lui arriva e si fa sentire. Grazie ancora a Inoki per avermi dato retta e per aver investito del tempo su di me.

Gli è bastato il gancio e ha scritto tutto di getto.
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RapTrend

Molti dei ragazzi che seguono RapTrend sono artisti emergenti, producer o giovani che cercano di farsi strada nella musica. Tu che hai vissuto la scena da più angolazioni e hai un'esperienza enorme, che consiglio ti senti di dare a un ragazzo che sta iniziando oggi per non perdersi o per farsi notare davvero?

Biggie Paul

Questa cosa cambia di periodo in periodo. Secondo me ormai fare cose originali non basta più: bisogna cercare di avere una buona visibilità e usare bene i social. Come ha detto anche Jake di recente in un'intervista, purtroppo il talento, essere veramente bravi, serve a poco: serve tutto un immaginario. Però secondo me la bravura paga.

La cosa che mi sento di dire sembra una banalità, ma forse è la più vera: l'importante è essere se stessi. Cercare di trasmettere la cosa più onesta e fare qualcosa che ti rappresenti il più possibile, sotto tutti i punti di vista. Spesso, per inseguire trend, wave, cose che non sono ben chiare, si perde il focus su se stessi. Con questo progetto io l'ho ritrovato: alla fine produco i beat, faccio i beat trap, riprendo in mano quello che ho sempre fatto e cerco di portarlo a casa, senza avventurarmi in robe troppo particolari che magari non sento.

Io penso sempre una cosa. Se hai un pezzo in mano, chiediti: questo pezzo lo faresti sentire in giro? Se no, magari fai altro. Ti senti a tuo agio a pubblicarlo? Se sì, vai.

È anche difficile capire chi si è e che cosa piace davvero fare, perché piace fare tutto. Io lavoro anche con la musica pop, con artisti che non c'entrano niente con il rap, ma creare un progetto con cose che mi rappresentano meno non mi sembrava coerente con quello che faccio. Aver fatto un progetto puramente rap mi ha fatto bene: ha rimesso il rap al centro delle mie cose e mi ha dato una bella soddisfazione.

Quindi il consiglio è questo: essere se stessi, fare le cose nella maniera più onesta possibile verso se stessi e non tradirsi. Perché se una cosa piace, prima o poi piace.

Se una cosa piace, prima o poi piace.
Guarda la risposta3:09 dal video dell'intervista

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